Turismo culinario in Italia!

Il Turismo culinario in Italia ha subito un proficuo incremento nel 2017: 223 milioni sono stati spesi dai turisti stranieri nell’enogastronomia, giungendo ad un incremento del 70%.
Il turismo enogastronomico è il vero motore di traino della nostra bella Terra e questi dati recenti ne sono il risultato!
L’Osservatorio nazionale del turismo a cura dell’ufficio studi dell’ENIT ha elaborato il Report sul turismo enogastronomico in concomitanza con la terza edizione della Giornata su la Cucina nel Mondo.

Quali sono i fattori che incidono positivamente sul nostro turismo culinario?

  1. Il forte legame con il territorio
  2. la valorizzazione dei prodotti locali nei piatti tipici.

Qual è il budget pro-capite speso da un viaggiatore straniero?

In media :149,9 euro al giorno per destinazioni italiane; 128,7 euro per una vacanza culinaria; 122,9 euro per una vacanza sportiva; 109,3 per una vacanza in montagna.

Chi sono gli appassionati stranieri della nostra amata cucina?

Quali sono gli stranieri che amano conoscere il Paese Italia?
Stati Uniti (45,5 milioni di euro), Uk (25,4 milioni), Austria (18,7), Svizzera (17), Francia (16,5), Canada (11,6), Brasile (11,5), Germania (10), Danimarca (8,1), Belgio (7,2). In termini di quota percentuale, l’incidenza di ognuno dei primi dieci Paesi è la seguente: Usa 20,4% (un quinto), Regno Unito 11,4%, Austria 8,4%, Svizzera 7,6%, Francia 7,4%, Canada 5,2%, Brasile 5,1%, Germania 4,5%, Danimarca 3,6%, Belgio 3,2%. I pernottamenti generati nel 2017 dalle vacanze enogastronomiche sono stati 1,5 milioni, cresciuti del 50% nell’ultimo quinquennio.

Italia prima della Francia e della Spagna nel turismo culinario

Il report di Enit evidenzia che l’Italia è il Paese dell’Unione europea con più riconoscimenti di prodotti alimentari Dop (Denominazione d’origine protetta) e Igp (Indicazione geografica protetta) nel food. Con 293 riconoscimenti (la crescita dal 2007 al 2010 è del 35 per cento) l’Italia si posiziona prima della Francia (245) e della Spagna (190). Insieme, i tre Paesi concentrano il 54% di prodotti Dop e Igp registrati dall’Unione europea.

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